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P2: ieri, oggi, domani PDF Stampa E-mail
Rubriche - Libri
Scritto da Rossella Guadagnini   
Venerdì 17 Ottobre 2014 09:03
di Rossella Guadagnini - 14 ottobre 2014

“Sin che la repubblica avrà molti che hanno bisogno di essere corrotti, e pochi che possiedono i mezzi di corrompere, la libertà non sarà che un nome” - Ugo Foscolo, Il monitore italiano (1798)

Ieri. Il 17 marzo del 1981, nell’ambito dell’indagine sul fallimento della banca di Michele Sindona, furono rinvenuti gli elenchi degli affiliati alla P2, nel corso di una perquisizione ordinata dai giudici istruttori Giuliano Turone e Gherardo Colombo a Villa Wanda, a Castiglion Fibocchi (Arezzo), dimora di Licio Gelli, maestro venerabile della loggia massonica segreta. Nel luglio dell’anno successivo, il 1982, venne sequestrato alla dogana dell’aeroporto di Fiumicino alla figlia di Gelli, Maria Grazia, il “Piano di rinascita democratica” elaborato a metà degli Anni Settanta. Il documento era nascosto nel doppiofondo di una valigia. La sua materiale redazione, da parte di Francesco Cosentino – esponente Dc, parlamentare europeo e segretario generale della Camera (carica già rivestita dal padre) – è stata la ragione per cui si è definito quest’ultimo come la mente istituzionale della compagnia P2.

Oggi. “Enorme fu il contraccolpo di quelle scoperte, sia per i nominativi affiliati sia per il contenuto del Piano stesso”, spiegano Giuseppe Amari (allievo dell’economista Federico Caffè e collaboratore della Fondazione Di Vittorio) e Anna Vinci (autrice di saggi e lavori per tv, radio e teatro). Entrambi hanno curato “Loggia P2. Il Piano e le sue regole”, pamphlet appena edito da Castelvecchi, presentato a Roma da quei due giudici, Turone (autore anche dell’Introduzione) e Colombo, che ne furono gli ’scopritori’. Il testo del Piano e le norme di affiliazione alla loggia deviata vengono sottoposti così all’esame critico di studiosi di diverse discipline. Da allora sono passati trentatré anni: perché siamo ancora qui a parlarne? “A pensar male raramente si sbaglia”, diceva Giulio Andreotti, una frase pronunciata in tutt’altra circostanza che tuttavia calza perfettamente per l’occasione. La P2 costituisce un progetto eversivo che è stato a un passo dall’impadronirsi delle istituzioni.

Domani. Oltre ai testi e ad alcuni documenti inediti, il libro ospita saggi di Francesco Maria Biscione, Tullio De Mauro, Giovanna Leone, Luigi Mariucci, Michele Prospero, Andrea Roncaglia. E una testimonianza di Tina Anselmi, parlamentare democristiana che nel 1981 fu chiamata a presiedere la Commissione d’indagine sulla P2. Un contributo a una riflessione sull’Italia di ieri e di oggi. Tra i diversi punti del Piano: la previsione di due soli partiti, il controllo dei media e della magistratura, la riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle Province e della validità legale dei titoli di studio, la funzione dell’istruzione. Temi ancora all’ordine del giorno, presenti nell’agenda politica del Paese.

Il Piano di rinascita democratica. “Nella premessa del Piano – commenta Giuliano Turone – viene precisato che l’aggettivo ‘democratico’, che compare nel titolo, ’sta a significare che sono esclusi ogni movente od intenzione anche occulta di rovesciamento del sistema’. Cioè qualsiasi progetto di golpe di tipo tradizionale (quale il tentativo di golpe Borghese del dicembre 1970) coerentemente con il mutato atteggiamento degli americani, manifestato dopo il ‘74, quando lo scandalo Watergate aveva provocato l’allontanamento di Nixon. Fatti che avevano parzialmente modificato le modalità d’intervento della Cia in Europa, nel senso di astenersi dal sostenere ulteriori progetti golpisti, pur senza abbassare la guardia ‘di fronte alla prospettiva, che continuò a rimanere sgradita, di un pieno coinvolgimento del Pci nel governo del Paese’ [1]“.

Licio Gelli. In una conferenza televisiva del 31 ottobre 2008 Licio Gelli rivendicherà con orgoglio alla Loggia P2 la paternità del Piano, usando le seguenti parole: “Peccato non averlo depositato alla Siae per i diritti, tutti ne hanno preso spunto: l’unico che può portarlo avanti è l’attuale presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi”.

Copyright. I giornali riportarono la notizia con un certo risalto. “Ma il diretto interessato (tessera P2 numero 1816), destinatario di quello scomodo complimento – precisa Turone – non si scompone e non lascia trapelare nessun commento [2]“.

Rossella Guadagnini (MicroMega)

NOTE

[1] A. Di Michele, Storia dell’Italia repubblicana, Garzanti, 2008
[2] Amari, Vinci, Loggia P2. Il piano e le sue regole, Castelvecchi, 2014









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