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Dopo Andreotti, Berlusconi. Riina a ruota libera PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da redazione AMduemila   
Sabato 30 Agosto 2014 18:35
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di AMDuemila - 30 agosto 2014

“Ci dava 250 milioni a colpo”
Durante le sue passeggiate in compagnia del boss pugliese Alberto Lorusso, durante l'ora d'aria trascorsa al carcere Opera di Milano il capo dei capi Totò Riina non ha parlato solo dell'incontro con Giulio Andreotti. Il boss corleonese ha anche parlato di Silvio Berlusconi e del rapporto di quest'ultimo con Cosa nostra, così come è stato consacrato nella sentenza di Cassazione su Dell'Utri. Racconta Riina: “...si è ritrovato con queste cose là sotto, è venuto, ha mandato là sotto a uno, si è messo d’accordo, ha mandato i soldi a colpo, a colpo, ci siamo accordati con i soldi e a colpo li ho incassati’’. Quanti? “A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi”.

Questa conversazione è stata registrata il 22 agosto dello scorso anno ed è depositata agli atti del processo trattativa Stato-mafia.
Nel dialogo Riina inizialmente commenta, tra una risatina e l'altra, anche le difficoltà politiche di Berlusconi, dai “festini in Sardegna e in Puglia” al caso Ruby. Ma quando si tratta di parlare di quel rapporto vissuto negli anni ottanta e novanta con l'ex premier il tono è assolutamente serio.
“I catanesi dicono, ma vedi di... – prosegue il capomafia –. Non ha le Stande, gli ho detto, da noi qui ha pagato. Così, così li ho messi sotto, gli hanno dato fuoco alla Standa. Minchia, aveva tutte le Stande della Sicilia, tutte le Stande erano di lui. Gli ho detto: bruciagli la Standa. A noialtri ci dava 250 milioni ogni sei mesi, 250 milioni ogni sei mesi. Quello... è venuto il palermitano... mandò a lui, è sceso il palermitano ha parlato con uno... si è messo d’accordo... Dice vi mando i soldi con un altro palermitano. Ha preso un altro palermitano, c’era quello a Milano. Là c’era questo e gli dava i soldi ogni sei mesi a questo palermitano. Era amico di quello... il senatore (ovvero Dell'Utri, ndr)”.

E a questo punto Riina chiede: “Il senatore si è dimesso?”. “Sì, sì”, risponde Lorusso. E Riina aggiunge con stima: “È una persona seria’’. Parole sulla consegna dei soldi da Milano che di fatto confermano quanto raccontato dal pentito Salvatore Cancemi, oggi deceduto. “Sicuramente più volte... due, tre volte io ero presente – ha detto Cancemi –. Lui (Di Napoli, ndr) veniva in via Lancia di Brolo, proprio con un pacchettino in un sacchetto di plastica e ci diceva: ‘Raffaele, questi i soldi delle antenne’, e loro poi... Raffaele Ganci questi soldi li metteva da parte, da parte nel senso che non li portava subito a Riina, diciamo per questa minima cosa andare a disturbare Riina... Appena il primo appuntamento, che c’era il primo incontro con Riina, ce li portava e capitava... è capitato più volte che c’ero anch’io... e ci diceva: ‘Zu’ Totuccio, questi sono... Pierino ha portato i soldi delle antenne’”. Anche questo dialogo in carcere tra Riina e Lorusso è agli atti del processo Stato-mafia. Per i pm del pool Di Matteo, Del Bene, Tartaglia e Teresi sarebbe una conferma del ruolo di intermediario svolto da Dell’Utri nella seconda fase della trattativa.

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