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Care Agende rosse, eccomi qui, in Canada PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Christina Pacella   
Sabato 13 Luglio 2013 15:30
La mia amica Christina, una delle mie Agende Rosse insieme alla quale ho combattuto tante battaglie, non solo per la Giustizia e la Verità, ma anche in difesa di alberi centenari che volevano abbattere e che lei ha contribuito a salvare, mi invia, ci invia, questa lettera che mi lascia sconvolto. Era partita per andare in Canada, terra in cui è nata da genitori italiani, in cui cresciuta e che aveva lasciato per venire in Italia. Era partita per andare ad assistere i suoi genitori malati ma ora mi scrive che non tornerà più: questa notizia mi ha sconvolto, perchè non vedrò più una cara amica e una compagna di lotta ma soprattutto perchè non riesco a trovare una sola parola per dirle di cambiare idea, di tornare in Italia, nel paese che ama ma da cui si sente respinta.

Salvatore


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Care Agende Rosse,
Eccomi qui, in Canada. Il peggio per me e per la mia famiglia e' arrivato.
Per "peggio" intendo il fatto di dover emigrare, di nuovo. Sto facendo rientro nel mio paese nativo, definitivamente. Porto con me figli e marito.
Ho il cuore a pezzi.
Sono arrabbiata, delusa, affranta e tristemente consapevole di aver preso la decisone giusta.
Il solo stipendio di mio marito non copriva più' le spese normali che una famiglia di quattro persone deve affrontare quotidianamente.
Questo Stato, lo Stato corrotto e criminale che pretende di governare l'Italia, costringe tante persone oneste, competenti ed intelligenti ad andarsene. In molti mi dicono che sono fortunata ad aver avuto una scelta.
Si, e' vero. Ma c'e' un problema di fondo, grave. Io non ho scelto di andar via, io non volevo andar via. Io non volevo trascinare via i miei figli dalla loro casa, dal paese in cui sono nati, dai loro affetti, dai loro amici.
Dentro, nell'anima, per me e per mio marito e' stato come sradicare un albero delicatissimo dalle radici.
Uno Stato che mette i propri cittadini nella condizione di doversene andare e' uno Stato che non esiste, o meglio, esiste per i massoni che ne fanno parte.
E adesso sono lontana, rimossa dal quel Far West che per venticinque anni ho amato più' di me stessa.
Osservare la situazione italiana da oltre oceano lascia a dir poco sbigottiti.
A parte i 9 milioni di idioti che votano Berlusconi ma gli altri che cosa aspettano ad unire le forze?
Occorre mettere fine ai personalismi. Questo si, quello no, quella non mi piace, quello ha fatto questo, quella ha detto quest'altro... e basta, per l'amor di Dio.
Ma ditemi, se c'e' un ferito grave lungo la strada bisognoso di soccorsi, ci mettiamo a disquisire sul modello dell'ambulanza che deve portarlo all'ospedale o troviamo il modo di arrivarci il più' presto possibile?
Si, mi permetto di criticare e anche aspramente perche' la mia famiglia ed io siamo costretti a ricominciare una nuova vita lontani dalla nostra terra. E il fatto che alcuni partiti politici e molti tra associazioni, comitati e movimenti sparsi in tutto il paese non abbiano avuto il buon senso di unirsi sugli obiettivi tralasciando meschine questioni personali in nome del bene del Popolo c'entra e come con il piccolo esempio dato dalla mia vicenda.
In Italia gli onesti ci sono, e sono delle bellissime persone con capacita' e qualità' di ogni genere. Ma abbiamo un grosso difetto che ci impedisce di liberarci dalla melma che ha invaso il nostro paese da cima a fondo.
Siamo incapaci di remare insieme, e la corrente che altrimenti ci avrebbe concesso di arrivare fino all'altra sponda ci riporta continuamente a riva.
E mentre noi consumiamo energie e risorse remando a vuoto, i corrotti criminali che governano l'Italia, tutta l'Italia ridono e si arricchiscono cibandosi delle nostre disgrazie. Ma come fa l'Italia onesta a sopportare tutto cio'?
E' vitale portare intorno ad un tavolo, unire fisicamente chi negli ultimi anni ha fatto della battaglia per la Giustizia e la legalità' una missione.
E' vitale organizzarsi e agire a livello politico - culturale.
In Italia si parla troppo, troppe sono le parole al vento, ovunque.
Basta parlare, sappiamo tutti benissimo quale e' il cancro da estirpare e sappiamo anche dove trovarlo e come estirparlo.
Ci vuole coraggio, forza di volonta' e unione.
Mi sono sentita sola per decenni in Italia, abbandonata letteralmente al mio destino senza nessuna prospettiva per me stessa o per i miei figli.
Ma vi rendete conto? Non ho mai trovato un impiego, neanche per andare a fare le pulizie perché' mi sono sempre rifiutata di diventare parte della logica delle raccomandazioni e delle conoscenze.
Ed ecco il risultato. Sono fortunata? Si, perché' il destino ha voluto che nascessi in Canada.
Non saprei da dove iniziare per descrivere cosa si prova a vivere in una nazione come questa, dove esistono realmente, nella vita di tutti i giorni concetti, idee e valori che incarnano il senso della Giustizia, dei Diritti.
Qui la maggior parte delle persone riconosce molto bene giusto da sbagliato (e questo va oltre cio' che la legge propone come tali).
Ci sono cose che sono giuste o sbagliate anche se a livello giudiziario non e' scritto.
Parlo del senso di moralita' che ha il Popolo.
E' un paese dove si lavora, dove i diritti dei cittadini corrispondono ad altrettanti doveri.
Qui nessuno si suicida per povertà' e disperazione.
Questo non sarebbe ne tollerabile ne accettabile.
Per cui, dire che sono fortunata e' scontato.
Piuttosto, chiedetemi se sono felice?
Quando e se arriverà' mai il giorno in cui l'Italia onesta si unirà' per cacciare la banda di malviventi che tutt'ora occupa le poltrone del nostro governo, allora e solo allora prenotero' ancora un altro volo per Roma.
Non me ne volete amici. Se molte delle mie parole sono aspre e' perché' il mio cuore sta affogando nel dolore e nella rabbia di non essere riuscita a rimanere.
Vorrei essere in Via D'Amelio questa volta più' di ogni altra volta.
Avrei un gran bisogno di gridare dal Castello Utveggio. PAOLO VIVE!!!
E questa volta il mio grido di Resistenza diventerebbe di Rivoluzione.
Perché' non bisogna avere paura di pretendere il giusto.
A certi avvoltoi i piedi andrebbero pestati e anche pesantemente, per fare in modo che possano sentire e provare lo stesso enorme disagio che le nefandezze di cui sono responsabili hanno provocato a tutti noi.

Christina Pacella








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