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Scilabra: Ciancimino e Dell’Utri mi chiesero 20 miliardi per la Fininvest PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Redazione AntimafiaDuemila   
Mercoledì 17 Ottobre 2012 19:01
dellutri-ciancimino-web"Nel 1987 Vito Ciancimino e Marcello Dell'Utri vennero a trovarmi nella sede della Banca Popolare di Palermo per chiedermi un finanziamento da venti miliardi di vecchie lire per la Fininvest". Lo ha detto il banchiere in pensione Giovanni Scilabra, 74 anni, al processo d’appello contro il senatore Marcello Dell’Utri, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

Scilabra, interrogato al pg Luigi Patronaggio, ha ripetuto oggi in aula quanto già anticipato nell'ottobre del 2010 ai magistrati della Dda di Palermo Antonino Di Matteo, Lia Sava e Antonio Ingroia che lo avevano interrogato dopo un'intervista rilasciata a il Fatto Quotidiano. L’ex direttore generale della Banca popolare di Palermo ha ricordato che l’ex sindaco mafioso Vito Ciancimino si sarebbe recato con un giovane Marcello Dell'Utri  - che nega di avere mai incontrato Ciancimino -  nei suoi uffici per "chiedere un fido di 20 miliardi di lire da restituire in 36 mesi". Finanziamento che però non sarebbe stato concesso perché, ha spiegato Scilabra, "dopo una richiesta alla Centrale rischi della Banca d'Italia era emerso che la Fininvest era un'azienda a rischio".
Alla domanda su quale fosse il ruolo di Vito Ciancimino nella richiesta del prestito, Scilabra risponde al magistrato: "Signor Procuratore, a quell'epoca Ciancimino era il dominus di Palermo, ritengo che fosse intervenuto come mediatore. Ma stiamo parlando di 30 anni fa...". Mentre Dell'Utri "svolgeva il ruolo di consulente della Fininvest". In un primo momento Scilabra aveva sostenuto, nel 2010, che l'incontro fosse avvenuto nel 1986 ma oggi spiega: "Mi sono ricordato che è stato nel 1987, sono passati trent'anni quasi e non ricordo bene...".
Alla domanda del pg Patronaggio e della difesa del senatore, che gli hanno chiesto perché abbia aspettato così tanti anni per parlare, il teste ha allargato le braccia e ha risposto: "Perché avevo l'esigenza di dire la verità. Finalmente. Ero mosso da una forte passione civica". E “nella vita a un certo momento arriva il coraggio”, trovato “dopo 43 anni di lavoro”.  Sempre su richiesta dei legali di Dell’Utri Scilabra ha inoltre dichiarato che a un certo punto avrebbe "ammazzato Silvio Berlusconi" con le sue mani, come riferito precedentemente ai pm Sava, Di Matteo e Ingroia.
Il processo è stato rinviato al prossimo 24 ottobre, data in cui si deciderà quando ascoltare i pentiti Gaetano Grado e Bruno Rossi, la cui deposizione è stata richiesta dal Pg Patronaggio e accolta dalla Corte. Grado, in diversi interrogatori, aveva sostenuto che “Marcello Dell’Utri era il cucchiaio per tutte le pentole, quindi vicino a tutte le famiglie di Cosa Nostra, soprattutto la mia”. In particolare Grado ritiene che Dell’Utri sarebbe stato il mediatore tra Cosa Nostra e le attività imprenditoriali di Sivlio Berlusconi per la realizzazione di Milano 1 e Milano 2.

da AntimafiaDuemila.com

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