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La valigetta di Paolo Borsellino, il fratello racconta la sua verità PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Valentina D’Anna   
Martedì 02 Ottobre 2012 13:18

La valigetta che Paolo Borsellino portava con sé il giorno della strage di via D’Amelio torna agli onori della cronaca e si riaccende il dibattito sull’agenda rossa del magistrato e sulle cause scatenanti dell’attentato.

In una recente intervista - pubblicata in esclusiva dal mensile ‘S’ – Carmelo Canale, allora maresciallo dei carabinieri e fidato collaboratore di Paolo Borsellino, incriminato dalla Procura di Palermo e poi assolto, ha mostrato la valigetta del giudice che gli fu donata da Agnese Borsellino pochi giorni dopo la strage.

La valigetta, che presto potremo vedere al Museo della legalità presso la Legione dei carabinieri di Palermo, avrebbe dovuto contenere la famosa agenda rossa, mai ritrovata e divenuta il simbolo del mistero che ancora oggi avvolge le stragi e la trattativa tra Stato e mafia.

La borsa di Paolo Borsellino è oggi devastata dall’esplosione, ma unicamente nella parte anteriore. Al contrario il retro e l’interno sono rimasti intatti e ciò conferma che l’agenda rossa con gli appunti del giudice e tutte le sue annotazioni sulla trattativa Stato-mafia e i personaggi coinvolti, avrebbe dovuto essere integra.

Furono in tanti il 19 luglio 1992 ad avere accesso a quella borsa e alcune foto scattate dai cronisti Rai immortalarono il capitano dei carabinieri, Giovanni Arcangioli, allontanarsi prima con la borsa e riporla poi nuovamente all’interno dell’auto del magistrato. Ma nulla è mai stato accertato e l’unica verità rivelata è l’eterno dubbio.

Salvatore Borsellino, cosa significa nell’immaginario collettivo la borsa di suo fratello Paolo?

“Spero che possa ricordare a tutti l’elemento più importante, ovvero l’agenda rossa. Chi ha ucciso Paolo sapeva che non far sparire quell’agenda avrebbe reso tutto inutile. Le immagini scattate quel giorno dai giornalisti hanno mostrato chi ha preso la borsa dall’auto per poi riporla nuovamente dentro, magari sperando che una seconda esplosione, che effettivamente c’è stata, la distruggesse completamente. Ma non è stato così e oggi abbiamo la prova che l’agenda rossa, la scatola nera della prima repubblica, come l’ha definita Travaglio, è stata sottratta il 19 luglio 1992″.

Paolo Borsellino dichiarò di essere un testimone della strage di Capaci e di avere molto da dire in merito, ma non fu mai sentito dalla magistratura. Perché?

“L’accelerazione sull’attentato a Paolo Borsellino, avvenuto appena 57 giorni dopo la strage di Capaci, era volta proprio a impedire la testimonianza di Paolo”.

Quali sono i suoi rapporti con Carmelo Canale?

“Avevo un buon rapporto con Carmelo Canale, soprattutto perché sapevo essere stato un fidato collaboratore di Paolo. Ma dopo il processo in cui è stato coinvolto, lui non ha più contattato la nostra famiglia. Rispetto la magistratura che lo ha assolto, ma il suo silenzio mi lascia perplesso. Inoltre, mi stupiscono le sue dichiarazioni in merito all’indagine mafia-appalti quale causa scatenante della strage di via D’Amelio. Certamente quella era un’indagine importante, ma sono fermamente convinto che la sia stata la trattativa Stato-mafia ad aver ucciso Paolo Borsellino”.

Cosa è cambiato in questi 20 anni?

“Il cambiamento è dato dalla magistratura che oggi, dopo 20 anni di scellerato silenzio da parte di personaggi istituzionali, sta indagando sulla trattativa tra Stato e mafia. Il cambiamento è dato dal processo per falsa testimonianza a Nicola Mancino che non soltanto nega l’incontro con Paolo Borsellino avvenuto il 1 luglio 1992, ma che addirittura dichiara di non averlo riconosciuto. Credo che nessun italiano nel luglio 1992 avrebbe potuto non riconoscere il volto di Paolo, giornalmente ripreso e fotografato da televisioni e giornali. Qualcos’altro, invece, non cambia perché le istituzioni a volte dimenticano di dare il giusto onore al duro lavoro di magistrati quali oggi Ingroia e Di Matteo”.

Crede che riusciremo mai a conoscere la verità?

“A Caltanissetta è in corso la revisione del processo sulla strage di via D’Amelio perché le dichiarazioni di Spatuzza e Tranchina confermano un assoluto depistaggio delle prime indagini. Il prossimo 29 ottobre si svolgerà, inoltre, l’udienza preliminare del processo sulla trattativa Stato-mafia e in entrambi i processi io e il movimento Agende Rosse ci costituiremo parte civile”.

Noi, a 20 anni dalla strage di via D’Amelio continuiamo a sperare, come dichiarò Salvatore Borsellino, che non siano gli storici a rivelarne la verità, bensì i giornalisti.



da: ilmoderatore.it

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