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La vera storia di Tiberio Bentivoglio: uomo libero. PDF Stampa E-mail
Rubriche - Libri
Scritto da Francesca Munno   
Lunedì 16 Aprile 2012 15:26

Ci sono storie che vanno raccontate, storie che entrano nella nostra vita e ci lasciano segni, esempi di coraggio e di grande dignità umana. Storie che parlano di uomini e donne che hanno scelto da che parte stare, storie fondate su scelte. Una storia con mille sfumature, con mille ostacoli, una storia che inizia con una scelta, ma questa scelta viene alimentata ogni giorno dalla testardaggine,  difendendo la propria libertà.

Questa è la storia di un uomo, di una famiglia e di un coraggio travolgente, che ha determinato non solo la storia di un nucleo familiare, ma anche la storia di una città, Reggio Calabria, di tante persone perbene, ma anche di alcune persone che hanno contribuito in maniera vergognosa,scegliendo di stare dalla parte sbagliata, di intralciare la storia di Tiberio Bentivoglio e della sua famiglia.

Questa non è solo una storia che si racconta e si dimentica, questa è una storia reale, che ancora oggi vive vicissitudini, di promesse mancate, di parole al vento, ma che ha una sola strada da percorrere: la speranza, da questa storia si può trarre l’insegnamento che nulla può bloccare una scelta di coraggio, di amore verso se stessi e verso la propria terra.

Il libro di Tiberio Bentivoglio “Colpito, la vera storia di Tiberio Bentivoglio” scritto da Daniela Pellicanò racconta la sua storia, di una scelta, quella di non pagare il pizzo, quella di non piegarsi alla criminalità organizzata, quella di non abbattersi di fronte all’ingiustizia,  alle tante assenze dello Stato. Una storia che ha il sapore a tratti amaro, ma in tutta la vicenda prevale la forza di resistere, perché non c’è bufera, non c’è vento che riesce a far piegare un uomo come Tiberio e la sua famiglia.

Il 25 Aprile 1992 Tiberio decide di allargare il suo negozio di articoli sanitari, ortopedici e puericultura. Il 25 Aprile ricorre la giornata della liberazione, e per lui è un sogno che si concretizza. Ma non sarà cosi per lui e la sua famiglia: è l’inizio di una battaglia senza linee di demarcazione, è una lotta contro chi dovrebbe tutelare le persone che denunciano il pizzo, è una lotta contro i suoi estorsori.

Il libro inizia dal 9 Febbraio 2011, giorno in cui Tiberio subisce un attentato in campagna, nel suo frutteto. Spari, 6 spari contro Tiberio, miracolosamente il marsupio che indossa ne ferma uno alla schiena, un secondo, gli trapassa la gamba destra, mentre gli altri rimangono incastonati nelle lamiere del suo furgone dove cerca e trova il riparo che gli salva la vita. Il libro continua con date, ma soprattutto con stati d’animo, sentimenti di sofferenza, solitudine, tradimento di amici, di parole pronunciate da politici che arrivano e si fermano alla solidarietà, tipico di chi non vuole affrontare davvero il problema e  aiutare chi denuncia. Sono anni difficili per Tiberio, ma che non molla neanche un secondo, che non ritratta la sua scelta e la sua denuncia. Il suo negozio viene devastato da furti, bombe e incendi, ma lui continua a denunciare, a raccontare le cose e non si ferma neanche quando pezzi delle istituzioni intralciano la sua voglia di verità, ma i danni economici sono tanti, perché lo stato arriva sempre tardi, molto tardi o a volte non arriva affatto, ma  lui testardamente va’ avanti.

C’è una persona importante nella vita di Tiberio, una donna non una qualsiasi, ma sua moglie, Enza Falsone. Una donna che ha alimentato  il coraggio di Tiberio, quel coraggio che trascinerà Tiberio ad andare avanti. Una donna determinata. Una donna che avrà la forza di prendere tutto quello che di buono era rimasto nel negozio  incendiato, e assieme alle sue collaboratrice, aiutate dai pochissimi amici rimasti, ricominciano ancora una volta, senza cedere, anche se la rabbia mista alla sofferenza è nei loro cuori. Ma sarà quella rabbia, quella sofferenza condivisa con sua moglie, con i suoi figli, a dare coraggio, determinazione a Tiberio, perché quella scelta iniziale è come un seme che non muore, ma che produce il frutto più importante, quello della “ Speranza “.  La paura c’è, ma non prevale. Il senso di solitudine c’è, ma non vince.

“.. nove avvertimenti anonimi, tre telefonate e sei lettere, più un ‘regalo’, il tutto nell’arco di tre anni, ma con assiduità”. Si legge a pag. 55.

Ma Tiberio ha scelto da che parte stare, e in una città come Reggio Calabria che è stata violentata ferocemente negli anni non solo dalla ‘ndrangheta, ma anche da quella parte di politica che con la ‘ndrangheta ci andava a braccetto, a pranzo e a cena, stare dalla parte della legalità, dalla parte della giustizia non è una cosa scontata.

Tiberio continua ad andare avanti, si costituisce parte civile nei processi dove lui ha contribuito con le sue denunce, non cede neanche per un secondo alla sconfitta, una sconfitta che come si deduce dalla sua storia, non è una sconfitta sua, ma dello Stato. Perché se da una parte la ‘ndrangheta continua a farsi sentire in maniera violenta, lo Stato tace. Anzi no pretende.

“18 Aprile 2008. Nuovo attentato ai danni della Sanitaria S. Elia. “ Scrive Tiberio Bentivoglio << questa volta però non è stata la ndrangheta, ma lo Stato! io posso attendere di essere risarcito ma lo Stato no!”

506.000.00 euro!!! Lo stato (minuscolo è più appropriato) chiede a Tiberio il doppio del danno subito dalla ‘ndrangheta!!! Un pizzo raddoppiato?

Ma non basta questo. Ritardi delle Istituzioni, mancate convocazioni ai processi dove Tiberio Bentivoglio si era costituito parte civile. Silenzi, silenzi e ancora prese in giro. Promesse, parole, tante parole. Parole di circostanza, promesse che si dissolvono in un giorno.

 La scelta di denunciare, sembra avere un percorso tortuoso, come se fosse stato uno sbaglio,come se  parte delle Istituzioni, parte della società civile, piccola parte della Chiesa inveissero contro quella scelta di libertà che ha un nome Tiberio Bentivoglio, Vincenza Falsone.

Questo libro non insegna la rassegnazione, non insegna l’omertà, non ci da quel senso eroismo,di cui forse qualcuno ne ha bisogno. Questa è una storia di vent’anni di resistenza, di amore. Questa è la storia di un uomo semplice, umile, determinato e testardo.

Tiberio Bentivoglio, reggino, orgoglio della Calabria, insieme a quei pochi commercianti e  imprenditori, che hanno denunciato e che  rendono questa terra degna di chi ha scelto da che parte stare, rendono questa terra libera dai soprusi, liberi dai vigliacchi.

Loro sono testimoni di giustizia, ma anche testimoni di una resistenza che dovrebbe far vergognare chi si piega alla ‘ndrangheta, chi ha venduto e sta vendendo la  propria libertà e dignità e anche quella dei loro figli,  chi ha fatto un’altra scelta e cioè quella di farsi incatenare dal male più atroce della nostra società: la ndrangheta.

Il libro “Colpito” è a tratti un pugno allo stomaco, ma il senso di questo libro è un grido di libertà, di dignità che dona la speranza che tutto è ancora possibile, perché quella scelta di non piegarsi è e rimane una scelta di un uomo che ha trovato la forza nella scelta di denunciare, e in quella scelta Tiberio, lungo questo travagliato cammino, incontra Associazione Libera. Un abbraccio vero, concreto che porterà Tiberio e la sua famiglia a trovare più forza e a sentirsi meno solo in questa lunga battaglia.

 

Io ringrazio Tiberio, sua moglie Enza per il loro coraggio e determinazione, perché attraverso le loro scelte quotidiane, rendono questa terra libera.

 
 

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