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Ferraro: ''Mai nessuno mi parlo' di trattativa'' PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Adnkronos   
Martedì 22 Febbraio 2011 21:59
Roma. «Mai nessuno mi parlò di trattativa. non mi appartiene, mai pensato a una trattativa».
Liliana Ferraro, già direttore generale del ministero di Grazia e Giustizia durante la gestione di Claudio Martelli, ribadisce davanti alla commissione Antimafia la vicenda dei contatti avuti con gli ufficiali del Ros e la sua esperienza accanto al giudice Giovanni Falcone. «Quando venne il capitano Giuseppe De Donno, -spiega Ferraro- venne a dirmi quello che mi dicevano tutti gli ufficiali che avevano conosciuto Falcone, cioè 'noi ci siamo e vogliamo fare la nostra partè». La Ferraro spiega di avere incontrato il capitano De Donno in aereo, sulla tratta Roma-Palermo e dopo l'uccisione di Falcone, riferì il tutto al giudice Paolo Borsellino che, spiega, «mi rispose con un 'ci penso iò. Poi -ricostruisce Ferraro- mi disse che gli era venuta l'idea di contattare Massimo Ciancimino perchè poteva darsi che il padre fosse disponibile ad una collaborazione». «Al ministero mi arrivò un plico e l'ho aperto -spiega ancora Liliana Ferraro, riferendosi al rapporto mafia-appalti- ma quando ho visto che si trattava di un rapporto che veniva dalla procura di Palermo, ho chiamato Giovanni Falcone al cellulare. Lui mi disse di cominciare a vedere di cosa si trattava, ma dopo circa due ore mi richiamò e mi disse di chiuderlo immediatamente e sigillare il plico in una cassetta di sicurezza. Feci così, non sono arrivata neanche a leggere metà del rapporto, nè so cosa chiedessero da Palermo. Falcone mi spiegò poi che era un rapporto investigativo e quindi non doveva essere inviato al ministero». «Il giudice Falcone -spiega poi Ferraro alla commissione presieduta da Beppe Pisanu- non fu assolutamente amato quando era in vita. Anche l'elezione al Csm era qualcosa che non gli si doveva riconoscere. Non erano molti quelli che lo amavano -ribadisce l'ex direttore generale del ministero della Giustizia- all'interno e all'esterno della magistratura, e anche tra i cittadini». Al centro dell'audizione di Liliana Ferraro in commissione antimafia, anche il rifiuto dell'allora direttore del Dap, Nicolò Amato, a sottoscrivere dopo la strage di via D'Amelio il provvedimento di immediato trasferimento a Pianosa dei detenuti per motivi di mafia all'Ucciardone: «Amato non lo riteneva opportuno -ha spiegato Ferraro- io lo riferii a Martelli che lo chiamo e si sentì dare la stessa risposta. Amato mi spiegò le ragioni del no, lui non era favorevole nemmeno al 41 bis, da sostenitore convinto del 'carcere della speranzà: successivamente ho avuto pochissimi rapporti e solo formali con lui, quel rifiuto per me non era ammissibile in circostanze così drammatiche». «Il ministro pensò di rimuoverlo? A me Martelli non l'ha mai detto, ma la tensione dopo quella notte era molto forte», rimarca l'ex direttore generale del ministero della Giustizia.

Adnkronos

tratto da Antimafiaduemila.com

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