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Spatuzza pentito attendibile PDF Stampa E-mail
Documenti - I mandanti occulti
Scritto da Umberto Lucentini   
Mercoledì 08 Dicembre 2010 18:12
Le sue accuse sono servite, a Firenze, per far aprire pochi giorni fa il processo ad uno dei mandanti delle stragi del 1993 finora sfuggito alle accuse, il boss palermitano Francesco Tagliavia.

La sua recente autoaccusa («Sono stato tra i sequestratori di Giuseppe Di Matteo, il figlio del pentito Santino» poi ucciso nell'acido) è un macigno caduto giovedì scorso contro Giuseppe Graviano e Cristoforo Cannella, imputati a Palermo per il rapimento e l'uccisione del bambino.

E malgrado la Commissione ministeriale abbia negato l'ammissione al programma di protezione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza (che ha fatto ricorso al Tar), grazie all'ex 'picciotto' di Brancaccio entro gennaio la procura antimafia di Caltanissetta guidata da Sergio Lari potrà chiedere la revisione del processo per la fase preparatoria della strage di via D'Amelio costata la vita a Paolo Borsellino e ai cinque poliziotti della sua scorta.

Tutto partendo dai primi riscontri alle dichiarazioni di Spatuzza ottenuti grazie ad una missione palermitana dell'allora neo-dichiarante, i cui dettagli stanno emergendo in questi giorni.

E' una mattina di fine estate del 2008 quando Spatuzza viene fatto arrivare in gran segreto a Palermo su un elicottero. A bordo ci sono i piloti, un ristretto numero di investigatori, il procuratore Lari e Spatuzza. L'ex mafioso non sa il motivo della missione, almeno fino a quando non gli viene spiegato dove si è diretti: deve condurre gli inquirenti nel luogo esatto in cui nella notte tra il 9 e 10 luglio del '92 è stata rubata la Fiat 126 color amaranto destinata a diventare l'auto-bomba che dovrà uccidere Borsellino.

Spatuzza sostiene infatti di essere stato l'autore del furto della Fiat 126 (su ordine del boss Giuseppe Graviano), la vettura che poi subì una modifica all'impianto delle ruote per sopportare il peso del tritolo. Il picciotto di Brancaccio è in cella dal 1997 e ha iniziato a collaborare con la giustizia dal 26 giugno 2008. È ovvio quindi che le procure di Palermo, Firenze e Caltanissetta inizino a cercare le verifiche a ciò che dice. Così, a bordo dell'elicottero, Spatuzza dà al pilota un'indicazione precisa: puntare verso la zona di via Oreto, verso la circonvallazione che porta a Catania.

Spatuzza ha detto di conoscere il luogo esatto in cui era posteggiata la Fiat 126 da lui rubata a Pietrina Valenti, una donna palermitana che denunciò subito il furto della vettura. E Spatuzza supera l'esame: sceso dall'elicottero, porta gli inquirenti nella zona di via Oreto e indica la traversa in cui era posteggiata l'auto e il posto esatto in cui la vettura era stata lasciata dalla donna poche ore prima. Ma c'è un altro particolare che convince gli inquirenti che Spatuzza non stia mentendo. Dopo il '92, in quella strada, sono stati fatti alcuni lavori. Ed è stata realizzata una piccola aiuola. Appena la vede, Spatuzza lo fa notare: «Qui nel '92 questa pianta non c'era...».

È un riscontro importante alle parole dell'ex «picciotto» di Brancaccio. Credibile a Palermo quando parla del rapimento del figlio del collaboratore di giustizia, a Firenze quando ricostruisce le stragi del '93, a Caltanissetta se rivela i segreti dell'attentato a Borsellino. Ma fermato dalla Commissione ministeriale che malgrado la richiesta di tre procure non gli ha concesso il programma di protezione.

Un anno fa, il 4 dicembre 2009 Gaspare Spatuzza aveva deposto al processo d'appello al senatore Marcello Dell'Utri adombrando una regia politica dietro le stragi dei primi anni ˜90 e sostenendo l'esistenza di legami anche economici fra i fratelli Graviano e Silvio Berlusconi.

Pochi giorni fa, su Spatuzza si è espresso senza riserve Piero Grasso, procuratore nazionale antimafia, dicendo di «non avere dubbi sul fatto che quello di Spatuzza sia un pentimento reale e, soprattutto, morale e religioso». Dello stesso avviso il pm Antonio Ingroia: «Credo nel pentimento sincero di Spatuzza che ho avuto modo di verificare personalmente in alcune circostanze».

Umberto Lucentini

Da espresso.repubblica.it

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