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Sette anni e nessun cannolo PDF Stampa E-mail
Rubriche - Le vostre lettere
Scritto da Luca Orio   
Lunedì 25 Gennaio 2010 01:51
In appello aumenta la pena e l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro non ha più voglia di festeggiare. Colpevole, favoreggiatore di Cosa Nostra, non  favorì singoli mafiosi, ma è responsabile di favoreggiamento alla mafia: un' accusa che gli costa sette anni di reclusione.
Scuro in volto e di pessimo umore si deve essere dimenticato della promessa fatta in primo grado, quando farneticò che in caso di condanna per mafia avrebbe lasciato la politica. All'uscita dall' aula bunker del carcere Pogliarelli a Palermo ha infatti dichiarato: "Il verdetto non modifica il mio percorso politico". Strano.
Il fatto è che per Cuffaro i guai non sono ancora finiti, anzi: al prossimo appuntamento fissato per il 5 febbraio davanti al gup di Palermo, l'ex governatore dovrà difendersi dall' accusa di concorso esterno in associazione mafiosa.
Ma cosa ha fatto di male il povero Salvatore? Alla grossa questo: Cuffaro e il boss capomafia Giuseppe Guttadauro parlavano a distanza attraverso l' ex assessore comunale dell Udc Mimmo Miceli (condannato a nove anni per mafia, brava gente insomma) , insieme si accordavano sulle candidature alle regionali, condizionavano i concorsi dei medici, sabotavano le indagini della magistratura. Insomma, se la cantavano e se la suonavano allegramente. E impunemente.
Un rapporto, quello tra l'ex governatore e il capomafia, mediato da varie "talpe" , non tutte scoperte dal pm Giuseppe Pignatone, a causa del comportamento reticente degli imputati. Ma un innocente avrebbe un qualche interesse ad aver un "comportamento omertoso"? Forse no.
E' Cuffaro, secondo i giudici, che rivela al boss l' esistenza di microspie, disattivate da casa Guttadauro il 15 giugno 2001.
Non lo aiuta nemmeno una frase pesante della moglie del boss: "Avia ragione Totò", citata dai giudici nella sentenza di primo grado.
Non è finita, questa condanna non è un macigno solo sulla testa di "Totò", (come lo chiamano gli "amici"), ma anche per tutto il PD, che aveva da poco deciso di stringere alleanze con l' UDC (partito di Cuffaro), in molte regioni in vista alle prossime elezioni regionali.
Adesso immaginiamo un onesto cittadino, contro la mafia e che desideri una classe politica pulita, si vedrà a questo punto negato il diritto di voto, potendo scegliere solo tra centrodestra con Dell' Utri (e non solo...), o centrosinistra con Cuffaro. Insomma, la domanda sarà: "la mafia la volete sì o sì ?".

Ovviamente adesso l' UDC  ricorrerà alle solite tane e nascondigli del tipo "Cuffaro è innocente fino a sentenza definitiva" , e l'elettore che pensava di votare il partito di Casini penserà "Sì, certo... " .
Le dimissioni da vicesegretario dell' UDC hanno il sapore di presa in giro se non accompagnate dal congedo dal Senato e dalla commissione di vigilanza Rai, ma Cuffaro ha già fatto intendere che non ha nessun intenzione di congedarsi da niente e nessuno se non da vicesegretario UDC, appunto. E' come se un allenatore di calcio dopo un esonero dicesse: "E va bene, non allenerò più i centrocampisti" . Pessimo.
Comunque, Totò in questo momento di affanno ha voluto rassicurare almeno l'elettorato cattolico affermando "Confido nella Madonna" .
Dunque, le alternative che si prospettano in vista delle regionali sono uguali ma con nomi diversi : Berlusconi o Cuffaro. Ottimo, viva la democrazia, viva il voto del popolo, viva le elezioni democratiche.
Sono già finiti i cannoli? Peccato.

Luca Orio

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