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In Primo Piano

25°anniversario strage vIa D'Amelio, 19 luglio 2017: raccolta fondi per le iniziative in programma

Cari amici,


come sapete quest'anno ricorrerà il venticinquesimo anniversario della strage di Via D'Amelio. Un quarto di secolo di omertà e insabbiamenti. Quando ho iniziato la mia battaglia, esattamente 10 anni fa, con la lettera-denuncia "19 luglio 1992: una strage di Stato" sapevo che arrivare alla Verità e alla Giustizia sarebbe stato difficile come svuotare il mare con un cucchiaio. Però ho iniziato lo stesso e, giorno per giorno, si sono uniti a me, con il loro piccolo cucchiaio, altri compagni di lotta e di strada.
 

Oggi, all'alba di questa venticinquesima ricorrenza e a dispetto di tutte le difficoltà incontrate, possiamo dire che alcuni risultati li abbiamo raggiunti: l'agenda rossa è entrata a far parte dell'immaginario collettivo di questo Paese come il simbolo della richiesta di verità fino a questo momento negata e insabbiata, e non da Cosa Nostra ma da parti deviate dello Stato; Nicola Mancino è stato messo con le spalle al muro ed ha dovuto ammettere la falsità delle sue dichiarazioni riguardo il suo incontro con Paolo il 1 luglio 1992; il processo sulla trattativa Stato-mafia è partito. E, contro ogni previsione, è arrivato anche l'ultimo e meraviglioso successo: la sentenza del processo sulla strage di Via D'Amelio ha confermato, per la prima volta in venticinque anni, l'esistenza di un depistaggio. Un primo, grande passo verso la Verità e la Giustizia.
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Appuntamenti

03

Apr

2017

5° Festival dei beni confiscati alle mafie, protagonista l'Agenda Ritrovata PDF Stampa E-mail
Scritto da Associazione culturale l'Ora blù   
di Associazione culturale l'Ora blù - 3 aprile 2017

Il progetto l’agenda ritrovata ha partecipato al 5° festival dei beni confiscati alle mafie, organizzato dal Comune di Milano, Assessorato alle Politiche Sociali, con la direzione artistica di Barbara Sorrentini: quattro giorni di musica, teatro, letteratura, reading, incontri, iniziative per bambini, cinema e visite guidate durante i quali la società civile celebra la riconquista di legalità all’interno di spazi che, requisiti alle mafie, diventano parte attiva del tessuto sociale cui appartengono.

Il 24 marzo 2017 durante la conferenza stampa a Palazzo Marino, Gianni Biondillo si è fatto portavoce del progetto.

Il 31 marzo l'agenda è stata ospite in Via Paisiello, in quella che era una lavanderia centrale dello spaccio di cocaina, e che ora è diventata una Ciclofficina dove i detenuti del carcere minorile Beccaria imparano un lavoro. Qui, Salvatore Borsellino ha parlato del progetto ai microfoni di Radio Popolare e, con Gianni Biondillo e Walter Palagonia, ha raccontato con passione l’evento ai presenti, mostrando al pubblico l’agenda che viaggerà lungo la penisola dal 25 giugno al 19 luglio 2017. Nonostante l’età, Salvatore, pedalerà con quell'agenda e, conquistato dalle sue parole, Pierfrancesco Majorino ha annunciato che la partenza da Milano avverrà in Piazza del Duomo o in Piazza del Cannone la mattina del 25 giugno 2017.
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31

Mar

2017

Gruppo Agende Rosse Agostino Catalano: 'Solidarietà e vicinanza a Salvatore Borsellino' PDF Stampa E-mail
Scritto da Patricia Ferreira e Guido Di Gennaro   
di Patricia Ferreira e Guido Di Gennaro - 31 marzo 2017

Il gruppo Agostino Catalano Maremma del Movimento delle Agende Rosse esprime solidarietà e vicinanza a Salvatore Borsellino per il vile attacco effettuato nei suoi confronti sulla testata livesicilia.com mediante ben due articoli nell’arco di 24 ore.

Il fratello di Paolo Borsellino, il Giudice ucciso nella strage di Via D’Amelio il 19 luglio di 25 anni fa, è stato accomunato nella denigrazione all’ex PM Luigi De Magistris, ora Sindaco di Napoli, e alle Agende Rosse, il movimento fondato dallo stesso Salvatore quando nel 2009 urlò in Via D’Amelio la sua richiesta di Verità e Giustizia per quella strage operata dalla mafia ma sicuramente voluta anche da pezzi deviati delle istituzioni.

Prontamente sono arrivate le parole di un nostro concittadino: «Caro Salvatore, l’articolo di live sicilia è l'ennesima tappa di un percorso studiato per screditare e sfiancare chi ancora osa cercare e avere rispetto della verità. Non solo la nobile anima di tuo fratello, ma tutto il paese ti deve riconoscenza e amore. Ti abbraccio. Nino di Matteo».
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31

Mar

2017

Basta trattative stato-mafie - Napoli, 1 Aprile 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da Agende Rosse di Salvatore Borsellino in Campania   
di Agende Rosse di Salvatore Borsellino in Campania - 30 marzo 2017

Sabato 1
° aprile alle ore 9 si terrà, col patrocinio del comune di Napoli, l'evento intitolato 'Basta trattative stato-mafie', presso l'Officina delle culture "Gelsomina Verde" in via Arcangelo Ghisleri - lotto P5, 80144 Napoli. All'evento organizzato da Agende Rosse di Salvatore Borsellino in Campania interverranno:
  • Giovanni Conzo, pubblico ministero
  • Ciro Corona, presidente di Resistenza Anticamorra
  • Pino Aprile, giornalista e scrittore
  • Luigi de Magistris, sindaco di Napoli
  • Salvatore Borsellino, presidente ass. Agende Rosse

Modera:
Nicla Tirozzi del Movimento Agende Rosse - gruppo Paolo Borsellino - Campania

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03

Apr

2017

Bruno Caccia, un omicidio senza giustizia PDF Stampa E-mail
Scritto da Fabrizio Gatti   
di Fabrizio Gatti - 2 aprile 2017

I fantasmi di quei temibili anni Ottanta riaffiorano ovunque. Perfino negli oggetti di cui a Milano è disseminata l’aula della Corte d’assise: il televisore Philips a tubo catodico da cui gracchia la testimonianza del pentito Vincenzo Pavia, il pavimento di linoleum con le venature rosse finto marmo, la vernice delle sbarre consumata da tre decenni di tormenti all’altezza delle mani. Riportano a quell’epoca anche i quadretti rossi e bianchi che dentro la gabbia danno un tocco roseo alla camicia di Rocco Schirripa, 63 anni, l’unico imputato: il panettiere calabrese nato a Gioiosa Ionica è accusato di essere uno dei due killer che spararono al procuratore di Torino, Bruno Caccia, assassinato sotto casa la sera di domenica 26 giugno 1983, in uno dei periodi più sanguinosi della Guerra fredda italiana.

Sul processo in corso in questi giorni a Milano si è diviso un pezzo di magistratura. Da una parte il procuratore aggiunto della Direzione distrettuale antimafia (Dda) Ilda Boccassini, il suo sostituto procuratore Marcello Tatangelo, ma anche il presidente della Corte d’assise, Ilio Mannucci Pacini e il giudice a latere, Ilaria Simi de Burgis, convinti che dietro l’agguato ci sia soltanto la ’ndrangheta. Dall’altra, i figli di Bruno Caccia e il loro consulente Mario Vaudano, magistrato legato alle indagini più delicate contro criminalità e corruzione, che con una dettagliata controinchiesta hanno evidenziato il coinvolgimento della mafia catanese di Nitto Santapaola e dei suoi presunti colletti bianchi, che allora tentavano di riciclare nel casinò di Saint-Vincent i guadagni della droga e dei sequestri di persona.

Quella della famiglia Caccia è una denuncia circostanziata, che riporta la testimonianza di un altro storico sostituto procuratore milanese, Margherita Taddei: eppure per ben due volte la Dda l’ha invece iscritta tra gli atti non costituenti notizia di reato, tanto da provocare l’intervento severo del procuratore generale reggente, Laura Bertolè Viale, sull’ufficio di Ilda Boccassini.
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31

Mar

2017

Il filo nero della morte. Io, testimone di violenza PDF Stampa E-mail
Scritto da Pippo Giordano   
di Pippo Giordano - 30 marzo 2017

Giammai avrei pensato che la mia vita sarebbe stata legata da un sottile filo conduttore di morte. Quanti ne ho visti: troppi!

La mia spensierata crescita tra gli affetti della mia famiglia e dei miei coetanei, era ricca di emozioni e allegrie.

E invero, ad un tratto la morte si presentò spietata col carico di tristezza che cambiò la mia giovinezza. Avevo appena 10 anni, quando vidi morire un mendicante. Quell’uomo, un omone ai miei occhi, che di certo non aveva mai visto il mare, si addentrò in mare con l’evidente scopo di chiedere l’elemosina a dei pescatori intenti a pescare con le loro barche.
Quell’uomo non conosceva le insidie del mare e a nulla valsero le nostre grida, mie e dei miei coetanei, per fermarlo. Scomparve! Recuperarono il corpo nel tardo pomeriggio.

Dopo qualche anno, mentre ero in macchina con mio padre, innanzi a noi ci fu un incidente tra un autocarro e un motociclista. Vidi balzare l’uomo dalla moto e cadere pesantemente a terra. Ci fermammo per prestare aiuto ma, ahimè, i miei occhi videro il rantolo e l’ultimo suo respiro.
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29

Mar

2017

Condanna Mileti, Repici: 'A Viterbo una omissione di atti di ufficio' PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Baldo   
di Lorenzo Baldo - 29 marzo 2017

“E’ il prevedibile epilogo del ‘Truman show’ processuale che si è celebrato a Viterbo a partire dal mese di febbraio del 2004”.
Non usa mezzi termini l’avvocato Fabio Repici commentando la sentenza di condanna nei confronti di Monica Mileti per la morte di Attilio Manca. Per il legale della famiglia Manca (al quale da alcuni anni si è aggiunto l’ex pm Antonio Ingroia) è logico pensare che la difesa della cinquantenne romana farà appello “per ottenere una prescrizione in secondo grado”. Ma è su quelli che definisce “due fatti dimostrativi di cosa sia stata la giustizia a Viterbo” che lo stesso Repici intende focalizzare la sua attenzione. Il primo riguarda l’esclusione come parte civile dal processo della famiglia Manca: “Un assurdo!”. “La ragione era pratica – spiega il legale messinese – il ‘Truman show’ viterbese, con la presenza delle parti civili, avrebbe avuto difficoltà di svolgimento”. Per l’avvocato Repici la seconda dimostrazione “l’ha data personalmente il Procuratore della Repubblica Paolo Auriemma”. “L’attuale Capo della Procura di Viterbo – sottolinea –, che ha ritenuto così importante il processo a carico di Monica Mileti tanto da svolgere personalmente la requisitoria, è la stessa persona che si è ‘nascosta’ il giorno in cui è comparsa davanti al Tribunale di Viterbo la mamma di Attilio Manca per rispondere come testimone a qualunque domanda le fosse stata posta. In quella occasione il Procuratore della Repubblica si è fatto rappresentare da una vice procuratrice onoraria. In quella udienza, alla testimone – madre di Attilio Mancané il pubblico ministero, né la difesa dell’imputata hanno avuto domande da rivolgerle: a dimostrazione di quant’era l’attaccamento alla verità delle parti processuali”.
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Petizione Agostino

Fino all'ultimo giorno della mia vita

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