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In Primo Piano

Strage Borsellino, quattro condannati
di TeleFuturaNissa Caltanissetta - 21 aprile 2017
Strage via D'Amelio, ergastolo per due boss. Condannati a 10 anni i falsi pentiti. I giudici di Caltanissetta: calunnia prescritta per Scarantino, fu costretto a mentire contro i sette innocenti.

 

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Appuntamenti

29

Mar

2017

Condanna Mileti, Repici: 'A Viterbo una omissione di atti di ufficio' PDF Stampa E-mail
Scritto da Lorenzo Baldo   
di Lorenzo Baldo - 29 marzo 2017

“E’ il prevedibile epilogo del ‘Truman show’ processuale che si è celebrato a Viterbo a partire dal mese di febbraio del 2004”.
Non usa mezzi termini l’avvocato Fabio Repici commentando la sentenza di condanna nei confronti di Monica Mileti per la morte di Attilio Manca. Per il legale della famiglia Manca (al quale da alcuni anni si è aggiunto l’ex pm Antonio Ingroia) è logico pensare che la difesa della cinquantenne romana farà appello “per ottenere una prescrizione in secondo grado”. Ma è su quelli che definisce “due fatti dimostrativi di cosa sia stata la giustizia a Viterbo” che lo stesso Repici intende focalizzare la sua attenzione. Il primo riguarda l’esclusione come parte civile dal processo della famiglia Manca: “Un assurdo!”. “La ragione era pratica – spiega il legale messinese – il ‘Truman show’ viterbese, con la presenza delle parti civili, avrebbe avuto difficoltà di svolgimento”. Per l’avvocato Repici la seconda dimostrazione “l’ha data personalmente il Procuratore della Repubblica Paolo Auriemma”. “L’attuale Capo della Procura di Viterbo – sottolinea –, che ha ritenuto così importante il processo a carico di Monica Mileti tanto da svolgere personalmente la requisitoria, è la stessa persona che si è ‘nascosta’ il giorno in cui è comparsa davanti al Tribunale di Viterbo la mamma di Attilio Manca per rispondere come testimone a qualunque domanda le fosse stata posta. In quella occasione il Procuratore della Repubblica si è fatto rappresentare da una vice procuratrice onoraria. In quella udienza, alla testimone – madre di Attilio Mancané il pubblico ministero, né la difesa dell’imputata hanno avuto domande da rivolgerle: a dimostrazione di quant’era l’attaccamento alla verità delle parti processuali”.
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29

Mar

2017

Presentazione del libro 'Suicidate Attilio Manca' - Milano, 1 Aprile 2017 PDF Stampa E-mail
Scritto da redazione AntimafiaDuemila   
20170401 suicidate manca milanodi AntimafiaDuemila - 28 marzo 2017

Sabato 1° aprile ore 18
 alla Cooperativa Sociale Zero5 in via Momigliano 5 a Milano, Lorenzo Baldo presenta il libro "La mafia ordina: suicidate Attilio Manca", prefazione di Don Luigi Ciotti. Intervengono l'avvocato Fabio Repici, legale della famiglia Manca, e Gianni Barbacetto de Il Fatto Quotidiano. Coordina Jole Garuti dell'Associazione SAO.

È il 12 febbraio 2004. A Viterbo, in un appartamento di via Monteverdi viene ritrovato il cadavere di Attilio Manca. Il corpo del giovane urologo di Barcellona Pozzo di Gotto (Me), che operava all’ospedale di Viterbo, è riverso trasversalmente sul piumone del letto, seminudo. A causarne la morte, come accertato dall’autopsia, l’effetto combinato di tre sostanze: alcolici, eroina e Diazepam. Sul suo braccio sinistro i segni di due iniezioni. Per la Procura di Viterbo non c’è dubbio, si è trattato di un suicidio. Ma Attilio Manca è un mancino puro. Non ha alcun motivo per suicidarsi. E, soprattutto, dietro a questa misteriosa vicenda si intravede l’ombra di Cosa nostra. Il giovane urologo, specializzato nella tecnica laparoscopica, potrebbe aver assistito all’intervento alla prostata al quale nel 2003 era stato sottoposto Bernardo Provenzano in una clinica di Marsiglia, o quanto meno potrebbe averlo visitato prima o dopo l’intervento. Sullo sfondo gli apparati deviati di uno Stato che non ha alcun interesse a fare luce su questa strana morte.

A dodici anni di distanza Fabio Repici e l'ex pm Antonio Ingroia, legali della famiglia Manca, vogliono un processo sulla base delle rivelazioni di boss come Giuseppe Setola e Carmelo D'Amico. Un lungo viaggio alla ricerca della verità.

«Me l’hanno ammazzato, me l’hanno ammazzato!»
Gerardo Ronzoni

«Ho sempre pensato che non fosse stato un suicidio, ma non ho idea di chi possano essere i mandanti». 
Massimiliano De Vecchis

L'evento facebook.com/events/112973092576054

da: AntimafiaDuemila.com

 

28

Mar

2017

Salvatore Borsellino e le accuse disoneste di LiveSicilia PDF Stampa E-mail
Scritto da Federica Fabbretti   

di Federica Fabbretti - 28 marzo 2017

La quasi totalità delle volte la miglior risposta a certe meschinità che trovano spazio sulla stampa è il silenzio, per non legittimarle e per non fare loro pubblicità. Ma, a volte, diventa necessario rispondere ed oggi sembra l’occasione giusta per farlo, dopo gli attacchi ripetuti ricevuti da Salvatore Borsellino da parte di una testata giornalistica, LiveSicilia.it, che lo ha accusato di sporcare il nome di suo fratello e di soffrire di un acuto “disagio psicologico”. Risposta che si aggiunge a quella inappuntabile di Aaron Pettinari che, con il suo articolo, ha già evidenziato aspetti importanti della questione.

Sono anni che LiveSicilia porta avanti una campagna contro chiunque si ostini a non uniformarsi al clima di pacificazione che vuole imporre il pensiero unico negli ambienti della giustizia, siciliana e non. E, come Paul Valery ben ci insegnava, se non si può attaccare il ragionamento, si attacca il ragionatore. Ed è così che LiveSicilia ha impiegato tempo e fatica per scandagliare ogni più piccolo gesto ed ogni più lontana parola di Salvatore Borsellino, pronta ad usare qualsiasi passo falso il fratello di Paolo avesse fatto. Oggi, almeno, la testata ha esplicitato che, a differenza di ciò che dovrebbe essere il giornalismo, imparziale non lo è mai stata e, anzi, hanno assunto sin dall’inizio una “linea esplicita su quell’antimafia ‘da circo’“. Infatti si è ben guardata, nonostante la loro dichiarata passione per la cronaca e la verità, dal riportare anche solo mezza riga della posizione di Borsellino nei vari processi, primo su tutti quello sulla strage di Via D’Amelio (nel quale il legale di Salvatore Borsellino ha chiesto l’assoluzione di Vincenzo Scarantino quale vittima di un depistaggio di Stato e la cui sentenza si aspetta per metà aprile) o di esporre il lavoro instancabile che fanno le Agende Rosse ne “La casa di Paolo” a Palermo o negli incontri con i ragazzi per tutta l’Italia.

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29

Mar

2017

Angela Manca: 'Ci siamo liberati della Procura di Viterbo' PDF Stampa E-mail
Scritto da Angela Manca   
di Angela Manca - 29 marzo 2017

Oggi è un giorno di LIBERAZIONE.
Finalmente dopo 13 anni di umiliazioni, di verità nascoste e negate, di ricostruzioni fantasiose, possiamo dire che è finita; ci siamo liberati della Procura di Viterbo.
Certo che, anche se me lo aspettavo, ho una grande amarezza nel cuore, ma la procura di Viterbo ha sempre sostenuto l'accusa di Attilio ed oggi con questa sentenza lo ha ucciso per la seconda volta, cercando di togliergli anche la dignità di Uomo e la serietà di professionista serio e stimato.
Ha preferito prendere per buone le dichiarazioni di Ugo Manca e dei barcellonesi a lui vicino, con i quali ci sono stati frenetiche telefonate dopo la morte di Attilio, e non ha tenuto in considerazione le dichiarazioni di amici e colleghi laziali di Attilio, con alcuni dei quali, come il prof. Ronzoni o il dottor De Vecchis c'era una frequenza ed un'amicizia decennale.
Attilio è partito per Roma all'età di 18 anni .
Ebbene gli accusatori barcellonesi di Attilio sono gli stessi che, sentiti dalla Polizia giorni dopo la sua morte, hanno dichiarato che Attilio non aveva mai fatto uso di droga, per poi cambiare versione e ritrattare non appena si è parlato di delitto di mafia legato al tumore alla prostata di Bernardo Provenzano.
Abbiamo assistito ad insabbiature e ad esibizione di prove false, che per noi hanno rappresentato dei depistaggi; siamo stati estromessi dal processo, non sono state tenute in considerazione le dichiarazioni di 4 pentiti che collegano l'uccisione di Attilio al tumore alla prostata di Bernardo Provenzano.
Adesso ripongo fiducia e speranza nel dottor Pignatone che ha aperto un fascicolo per omicidio, anche se da parte di ignoti,in base alle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia .
Sono fiduciosa perchè la verità su Attilio è tutta fuori e per comprendere che non è morto per overdose basta solo guardare quelle foto scattate dalla scientifica .
Io e la mia famiglia non ci arrenderemo mai, anzi da oggi continueremo a lottare con più forza, sperando di poter vedere quel giorno in cui al nostro amato Attilio venga del tutto restituita quella dignità di Uomo e di professionista serio e stimato quale lui era.
 

28

Mar

2017

L'agenda ritrovata: la prima ciclostaffetta in memoria di Paolo Borsellino PDF Stampa E-mail
Scritto da FIAB   

di FIAB - 28 marzo 2017

Parte da Milano, precisamente da Bollate, domenica 25 giugno la prima ciclostaffetta in memoria di Paolo Borsellino, il magistrato ucciso dalla mafia a Palermo nel luglio 1992. Una manifestazione itinerante organizzata dall'associazione culturale L'Orablù che terminerà proprio nel capoluogo siciliano con l'arrivo dei suoi ambasciatori mercoledì 19 luglio, a 25 anni esatti dalla strage di via D'Amelio. In Sicilia i ciclostaffettisti porteranno una copia esatta dell'agenda rossa, ceduta dal fratello del magistrato, Salvatore Borsellino, su cui i partecipanti potranno apporre una firma.

Tra le associazioni che sosterranno e parteciperanno alle varie tappe del progetto anche la Fiab, che ha patrocinato la prima edizione del progetto de L'agenda ritrovata. Un'iniziativa che si ispira alla scomparsa dell'agenda rossa di Paolo Borsellino, sparita dal luogo dell'attentato. Fogli su cui sono in molti a credere che il magistrato avesse annotato informazioni e nomi sull'omicidio del collega e amico Giovanni Falcone e altri dati fondamentali per il suo lavoro.
 

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28

Mar

2017

Salvatore Borsellino, quando la pretesa di verità e giustizia finisce nel mirino PDF Stampa E-mail
Scritto da Aaron Pettinari   
di Aaron Pettinari - 27 marzo 2017

Due articoli nell’arco di 24 ore, pubblicati su livesicilia.com, hanno avuto come bersaglio vita, pensieri e parole di Salvatore Borsellino, fratello del giudice ucciso in via d’Amelio il 19 luglio 1992. Due articoli per dimostrare in maniera subdola “Come il fratello chiacchierone spreca il nome di Paolo Borsellino” o come non onorerebbe la sua memoria “Paolo Borsellino è l'eroe di tutti. Caro Salvatore, onori il suo nome”. Di fronte all’impegno nella ricerca della verità e giustizia profusi non solo in convegni e manifestazioni ma anche, se non soprattutto, nelle aule di giustizia, lasciano il tempo che trovano critiche come quella di aver iniziato il proprio cammino con le Agende Rosse a 17 anni di distanza dalla strage, l’aver abbracciato Massimo Ciancimino in via d’Amelio o l’aver accostato le vicende del fratello con quelle di Luigi de Magistris, ex pm ed oggi sindaco di Napoli.
Come parte civile al processo Borsellino quater, tramite l’avvocato Fabio Repici, Salvatore Borsellino ha compiuto forse il gesto più eclatante degli ultimi anni, quello di chiedere l’assoluzione di Vincenzo Scarantino, il “pupo vestito” vittima di incredibili abusi affinché si auto accusasse della strage di via d’Amelio. Non solo. Ha dato un contributo importante offrendo alla Corte una chiave di lettura su quell’attentato che non punta il dito sui soli boss mafiosi, che ovviamente sono gli esecutori materiali del delitto eccellente, come testimoniato da due fatti incontrovertibili come la sparizione dell’Agenda Rossa e il depistaggio stesso, la cui tela è stata tessuta da uomini delle istituzioni.
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Petizione Agostino

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